Disaster recovery
Un piano scritto: quali sistemi ripartono per primi, in quale ordine, con quali dati e chi fa cosa. Ripristino provato, non solo documentato.
RipartireContinuità operativa significa prevenire il fermo, rilevarlo in fretta e ripartire in tempi noti. Mettiamo insieme disaster recovery, EDR e XDR, patch, hardening di sistemi e reti e un tecnico dedicato che risponde al cellulare, perché un incidente si gestisce con un piano e una persona, non con un ticket.
È poter lavorare, o ripartire, quando qualcosa si rompe.
Il fermo costa ogni ora: ordini che non partono, produzione ferma, personale che aspetta. La continuità operativa non elimina gli incidenti, ne riduce la probabilità e ne accorcia la durata.
Non è un prodotto da installare. È un insieme di misure che si tengono in piedi a vicenda: se manca una parte, le altre non bastano. Un backup perfetto non serve se nessuno sa in quale ordine ripartire, e un EDR non serve se nessuno guarda gli avvisi.
Nove misure che lavorano insieme.
Si parte da un assessment e si realizza solo ciò che serve ai tuoi sistemi. Non esiste un pacchetto uguale per tutti.
Un piano scritto: quali sistemi ripartono per primi, in quale ordine, con quali dati e chi fa cosa. Ripristino provato, non solo documentato.
RipartireCopie che non si possono modificare né cancellare per un periodo definito, nemmeno da un amministratore compromesso, e almeno una copia fuori dalla rete aziendale.
DatiControllo continuo di PC, notebook e server: comportamenti anomali rilevati, processo bloccato, dispositivo isolato dalla rete prima che l'attacco si estenda.
EndpointEndpoint, posta, rete e identità lette insieme: un segnale debole su una fonte, confermato su un'altra, diventa un incidente riconosciuto.
CorrelazioneAggiornamenti di sistemi operativi, applicativi e firmware pianificati, testati e applicati con priorità legate alla gravità della vulnerabilità e all'esposizione.
AggiornareServer e postazioni configurati per ridurre la superficie di attacco: servizi inutili spenti, permessi minimi, account amministrativi separati, autenticazione a più fattori.
SistemiSegmentazione, regole firewall riviste, accessi remoti su VPN con autenticazione forte, Wi-Fi separato per ospiti e dispositivi, servizi esposti ridotti al necessario.
RetiUn referente tecnico che conosce la tua infrastruttura e si chiama direttamente sul cellulare, senza passare da un numero verde generico.
PersonaRipristini provati a intervalli, piano aggiornato quando cambiano i sistemi, esito scritto. Quello che non è stato provato resta un'ipotesi.
VerificaPartendo da due numeri: RTO e RPO.
Non tutti i sistemi valgono lo stesso. Il gestionale fermo un giorno può costare molto più dell'archivio documentale fermo una settimana: il piano nasce da questa differenza.
Recovery Time Objective: entro quanto tempo un sistema deve tornare disponibile dopo un fermo. Lo definisce l'azienda in base all'impatto, non il fornitore in base alla tecnologia.
TempoRecovery Point Objective: quanti dati si accetta di perdere, misurati in tempo. Un RPO di un'ora richiede copie più frequenti di un RPO di un giorno.
DatiAlmeno tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui una fuori sede. Aggiungiamo l'immutabilità, perché un attaccante con credenziali amministrative cerca per prima cosa i backup.
CopieIl piano elenca sistemi critici, dipendenze, ordine di ripartenza, responsabilità e contatti. Si prova con un ripristino reale, anche parziale, e si aggiorna quando cambiano server, applicativi o fornitori.
L'EDR guarda il dispositivo, l'XDR guarda l'attacco.
Un antivirus riconosce ciò che conosce. L'EDR osserva cosa fanno i programmi: un documento che lancia una console di comando, un processo che cifra migliaia di file, un account che si collega da dove non dovrebbe.
L'XDR allarga la vista. Un'email sospetta, un accesso anomalo e un processo strano su un portatile, letti separatamente, sono tre avvisi minori. Letti insieme sono un attacco in corso.
Un tecnico che conosce i tuoi sistemi.
Durante un incidente la prima mezz'ora decide quanto durerà il resto. Spiegare da zero a un operatore sconosciuto com'è fatta la rete è tempo perso.
Perché molti fermi nascono da una falla già nota.
Un incidente evitabile è il più economico da gestire. Patch e hardening tolgono all'attaccante le strade più facili.
Inventario di sistemi e software, finestre di aggiornamento concordate, test prima della messa in produzione, priorità per le vulnerabilità sfruttate e per i servizi esposti a internet. Un piano di ritorno indietro se l'aggiornamento crea problemi.
AggiornamentiConfigurazioni sicure di server e postazioni, rimozione di servizi e software inutili, privilegi minimi, MFA sugli account amministrativi, registrazione degli eventi che servono a ricostruire un incidente.
SistemiRete divisa in segmenti, così un dispositivo compromesso non raggiunge tutto il resto. Regole firewall essenziali e documentate, accessi remoti protetti, porte e servizi esposti ridotti al necessario.
RetiIl penetration test mette alla prova le difese con un attacco simulato, concordato e documentato. È il modo di vedere se patch e hardening funzionano.
Per NIS2 sì, e il GDPR chiede la capacità di ripristino.
Tra le misure di gestione del rischio l'art. 24, comma 2, lettera c del D.lgs. 138/2024 indica la continuità operativa, come backup e ripristino in caso di disastro, e la gestione delle crisi.
D.lgs. 138/2024L'art. 32, par. 1, lett. b e c del Regolamento (UE) 2016/679 chiede capacità di assicurare la resilienza dei sistemi e di ripristinare tempestivamente disponibilità e accesso ai dati personali dopo un incidente fisico o tecnico.
Reg. UE 2016/679Capitolati, questionari dei clienti e assicurazioni informatiche chiedono sempre più spesso di dimostrare backup, piano di ripristino e protezione degli endpoint. Il piano scritto e i test registrati sono la prova.
RequisitiLa verifica d'ambito dice se sei soggetto e quali misure devi dimostrare.
Quattro fasi, a partire dall'impatto del fermo.
Si elencano i sistemi e si stabilisce cosa costa un fermo su ciascuno. Da qui escono RTO, RPO e priorità di ripartenza.
AssessmentSi decide cosa realizzare: backup, DR, EDR/XDR, interventi di hardening. Solo ciò che serve, in ordine di priorità.
RoadmapSi configurano gli strumenti sui sistemi reali, si applicano patch e hardening, si assegna il tecnico dedicato e si scrivono le procedure di emergenza.
IntegrazioneSi prova il ripristino, si registra l'esito, si corregge ciò che non ha funzionato. Poi il ciclo si ripete a intervalli fissati.
GestioneÈ la capacità dell'azienda di continuare a lavorare, o di ripartire in tempi noti, quando un sistema si ferma, un attacco cifra i dati o un guasto colpisce la sede. Comprende backup, disaster recovery, protezione dei sistemi e persone da chiamare quando serve.
Il backup è la copia dei dati. Il disaster recovery è il piano che dice come, in quanto tempo e in quale ordine sistemi e dati tornano in funzione. Una copia che nessuno ha mai provato a ripristinare non è ancora un piano.
L'EDR osserva i singoli dispositivi, come PC e server, rileva comportamenti anomali e può isolarli dalla rete. L'XDR correla i segnali di più fonti, come endpoint, posta, rete e identità, e ricostruisce l'attacco nel suo insieme.
In emergenza non apri un ticket: chiami il cellulare di un tecnico che conosce la tua infrastruttura. Fasce orarie e tempi di risposta si concordano per iscritto nel contratto di servizio, in base all'impatto che un fermo ha sulla tua attività.
Il patch management applica gli aggiornamenti che correggono vulnerabilità note. L'hardening riduce la superficie di attacco in modo strutturale: spegne servizi inutili, restringe i permessi, imposta configurazioni sicure. Servono entrambi e si ripetono nel tempo.
Per i soggetti NIS2 sì: tra le misure di gestione del rischio l'art. 24 del D.lgs. 138/2024 elenca continuità operativa, backup, disaster recovery e gestione delle crisi. Per chiunque tratti dati personali, l'art. 32 del GDPR chiede la capacità di ripristinarne tempestivamente la disponibilità.
Fonti: D.lgs. 4 settembre 2024, n. 138, art. 24; Regolamento (UE) 2016/679, art. 32. Questa pagina è informativa e non costituisce consulenza legale.
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